sabato 28 aprile 2012

Ubuntu






Un antropologo ha proposto di fare un gioco ad un gruppo di bambini di una tribù in Africa. Lo scienziato ha messo un cestino pieno di frutta vicino ad un albero e ha lanciato una sfida: "chi arriverà per primo vincerà la frutta!". Appena dato il via alla gara, i bambini si sono presi per mano, hanno corso insieme e, all'arrivo, si sono seduti a godersi la frutta. Lo scienziato, allora, ha chiesto loro spiegazione sulla scelta fatta, dato che, se avessero gareggiato individualmente, uno di loro avrebbe potuto avere l'intero cesto tutto per sé. I bambini, prontamente, hanno risposto - "...ubuntu", come è possibile che uno sia felice se tutti gli altri sono tristi?"
"Ubuntu" nel loro linguaggio significa - io esisto perche' noi esistiamo.
Tutto questo a cosa vi fa pensare?





Tutto questo mi fa pensare che non può esistere felicità se c'è sofferenza vicino a noi. L'egoismo che contraddistingue il mondo detto "civile", la politica del possedere ha generato solo odio e conflitti. Abbandonare l'ego e condividere, questa è la strada della gioia, della felicità, della vita!

1 commento:

Guard. del Faro ha detto...

Ciao,
saltimbeccavo di blog in blog, quando, approdato qui, son rimasto colpito dall' episodio che hai riportato.
Anch'io ho sempre creduto che nessun uomo può essere felice se i propri simili sono infelici. A mio modesto avviso, la felicità sta nel guardarsi intorno e constatare che i nostri simili sono altrettanto felici.
Ritengo che molti dei disturbi psichici (nevrosi, crisi d'ansia o di panico, fobie) che affliggono i popoli industrializzati dipendano proprio dal confronto, più o meno consapevole, con le situazioni di grave disagio che contraddistinguono il "terzo mondo".
Un cordiale saluto.